martedì 26 giugno 2012

E arrivò anche la primissima recensione di "C'era una volta".

"Ci ha già sorpresi in Liberté, Roberta, cogliendo in profondità con i suoi scatti il grido del bisogno di umanità che non può essere soppresso da nessuna recinzione. Ora, con la personale C'era una volta, il suo sguardo sensibile usa il mezzo fotografico per riaccostarsi alla favola.Ma anche qui emerge un grido. Dall'immaginario alla realtà, il Vissero felici e contenti diviene altro, una lettura rivisitata, a volte impietosa quanto purtroppo lo è  il presente, e il c'era una volta diventa Oggi c'è... con un finale spesso senza lieto fine. I personaggi, Cenerentola, Pinocchio, Il lupo, Alice, si trasformano, per incarnare non più sogni ma un mondo sul'orlo dell'abisso, popolato di cronaca impietosa.   Ci riserverà di sicuro altre sorprese, questa giovane donna, riflessiva e attenta ai cambiamenti, che fa parlare la sua Nikon con scatti pronti a interpretare, con acume, il quotidiano della nostra storia..."              
Maria Letizia Gangemi




Maria Letizia Gangemi:
Nata a Corciano (Perugia), vive a Taranto. Tecnica pittorica: olio e acquerello. Premiata e presente in varie manifestazioni nazionali ed internazionali, tra cui il Maggio Romano, la Biennale di Malta, Europ'Art Group a Barcellona, Parigi. Ha ricevuto anche 
premi per la poesia. Negli acquerelli passa da nature morte, paesaggi, a figure macchia. Di lei hanno scritto Calabrese, Conti, Farrell, Gentile, Pietrobelli e Turco. E' in esposizione permanente presso il Cenacolo di alta Cultura "Lomastro" e presso la galleria di Palazzo Zigrino.Le sue tele sono sogni colorati stemperati con la magia del pennello.

giovedì 17 maggio 2012

La casa che abito.

la mia casa è di grandi finestre a vetri rotti; 
nessuna porta. nessun "welcome". nessun "goodbye".
Ho solo stelle inchiodate al soffitto e cocci di desideri sparsi sul pavimento. 
Vi basti questo per sognare tranquilli, nessun ladro ha mai provato a rubare le stelle.

Foto e testo di Roberta Trani © 2012



domenica 15 aprile 2012

In bianco e nero.


Che a rincorrerci nel buio abbiamo perso i colori. 
Abbiamo perso il fiato
e le parole
senza raggiungerci mai.
Arriverà
forse
il tempo in cui, tenendo lo stesso passo, riusciremo a darci fiato
risparmiandoci le parole.


testo e fotografia di Roberta Trani  - © 2011 -

domenica 1 aprile 2012

Aprile dolce dormire? svegliatevi.

 Ok è Primavera, sembra che anche tra i fiori sbocci l'amore, ma non lasciatevi ingannare... avete solo sbagliato a mettere a fuoco l'immagine.
                                                                                               
 
Foto di Roberta Trani © 2012

giovedì 29 marzo 2012

vasetti di latta

Foto di Roberta Trani ©

 a fine Marzo i colori sbocciano dai vasetti in latta  e si affacciano alle finestre.

mercoledì 28 marzo 2012

Pensieri in analogico.

Ci sono giorni stanchi e bui in cui gli orologi si fermano per indicare il tempo che non passa.
Giorni in cui dalle persiane chiuse filtra qualche raggio di sole e polvere, segno che il mondo lì fuori è sveglio, mentre nella camera oscura tutto dorme e si proiettano immagini sbiadite di tempi recenti già troppo lontani .
Anche il corpo si abbandona nelle ore mai trascorse. Quel che cammina tra la gente e si scontra con la vita è un pensiero sfocato, un insieme di luci ed ombre messo lì, senza un ragionevole motivo, senza giustizia. Un pensiero che tutto assorbe e poco lascia appeso al sottile filo della ragione.

Foto e Testo di Roberta Trani
©

venerdì 20 gennaio 2012

dopo i prelevamenti.

È risaputo:
tra me
e Dio
ci sono numerosissimi dissensi.
Io andavo mezzo nudo,
andavo scalzo,
e lui invece portava
una tonaca ingemmata.
Alla sua vista
mi riusciva appena
trattenere lo sdegno.
Fremevo.
Ora invece Dio è quello che deve essere.
Dio è diventato molto più alla mano.
Guarda da una cornice di legno.
La tonaca di tela.
Compagno Dio,
mettiamoci una pietra sopra!
Vedete,
perfino l'atteggiamento verso di voi è un po' cambiato.
Vi chiamo "compagno",
mentre prima
"signore".
(Anche voi ora avete un compagno),
Se non altro,
adesso
avete un'aria un po' più da cristiano.
Bene,
venite qualche volta a trovarmi.
Degnatevi di scendere
dalle vostre lontananze stellate.
Da noi l'industria è disorganizzata,
i trasporti anche.
E voi,
dicono,
vi occupavate di miracoli.
Prego,
scendete,
lavorate un po' con noi.
E per non lasciare gli angeli con le mani in mano,
stampate
in mezzo alle stelle,
che si ficchi bene negli occhi e nelle orecchie:
chi non lavora non mangia.

Vladimir Majakovskij (1930)